Peppino e il tesoro dei Briganti-Zhoran

“Peppino e il tesoro dei briganti” è uno spettacolo teatrale in cui le rocambolesche avventure del brigante Capatosta e del suo tesoro si intrecciano con quelle del narratore (Peppino ); sono le storie della terra in cui è cresciuto, terra di ulivi e ginestre, tra masserie, tratturi e muri di pietra a secco; sono le storie di un bosco, quello poco distante dalla casa dei suoi nonni dove, da piccolo, Peppino trascorreva l’estate andando a caccia di lucertole e tesori senza sapere che il tesoro più grande era tutto intorno a lui, ovunque camminasse. L’attenzione quindi si è concentrata sul rapporto dell’uomo con la terra, sulle sue radici culturali e sul legame profondo che lo unisce al suo territorio. Attraverso racconti che intrecciano tradizione orale e narrazione creativa, lo spettacolo ha offerto spunti di riflessione sull’importanza della memoria collettiva e sulla necessità di custodire e valorizzare il patrimonio culturale che definisce la nostra identità.

“Zhoran”invece è una narrazione che intreccia racconti provenienti dalla tradizione rom con storie a essa ispirate, riscritte, reinventate e trasformate, come accade da sempre nell’arte del narrare. Fiabe, leggende e memorie di viaggio si susseguono e si intrecciano a riflessioni filosofiche, ironiche e talvolta sarcastiche sulla diversità, sull’identità e sulla natura umana. Attraverso personaggi straordinari, situazioni paradossali e immagini cariche di poesia, lo spettacolo invita il pubblico a guardare il mondo da prospettive inattese, mettendo in discussione stereotipi e certezze, interrogandosi su chi realmente è il diverso e su quanto i pregiudizi possono condizionare il nostro modo di guardare gli altri. Un viaggio tra racconto e pensiero, dove il confine tra realtà e immaginazione si fa sottile e ogni storia diventa un’occasione per interrogarsi sull’incontro con l’altro e, in fondo, con sé stessi.

Entrambe le rappresentazioni, caratterizzate da una sottile vena sarcastica e da una narrazione ricca di significati, hanno saputo coniugare intrattenimento e approfondimento, coinvolgendo il pubblico in una riflessione sui temi dell’inclusione, dell’appartenenza e del valore delle proprie radici culturali.

Artisti: Pietro Santoro e Giuseppe Ciciriello

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